Home
 
Volg ons op:
Versione italianaFestival PirandelloProgetto «Tempi barbari»
Il Festival
Progetto «Tempi Barbari» 2012-2014

Volantino

Il volantino del concorso [pdf]

1. Periodo

2012-2014. 

2. Sezioni (autonome o collegate fra loro)

a. Concorso per compagnie amatoriali

b. Rappresentazione «I giganti della montagna» (2014)

c. Attività scolastiche (anno scolastico 2012-2013)

d. Discorso?

e. Film

f. Conferenza dal titolo «Barbari e bestie» (2014)

3. Località

A Helmond.

4. Descrizione tema (ispirato al libro di Alessandro Baricco, I barbari, Feltrinelli)

La paura dei (per i) barbari è di tutti i tempi. Preferiremmo non vederli spuntare e faremmo di tutto per tenerli lontani dai nostri confini. Per questo abbiamo eretto «Forte Europa» come strenuo baluardo contro eventuali intrusi provenienti dall’Africa o dall'Asia. Soprattutto si temono i cosiddetti «barbari culturali». Anch'essi sono tipici di tutti i tempi e anche se a differenza dei loro omonimi non sono pericolosi dal punto di vista fisico, ciò che li rende veramente nocivi o spaventosi, è che non vengano da fuori/dall'esterno, ma dall'interno.

 

Baricco sostiene che anche ora ci sono dei barbari che minacciano tutto ciò che conosciamo e abbiamo dichiarato sacro. Avanzano su tutti i terreni e apportano cambiamenti. Sono degli intrusi che partendo dall'interno attaccano l'ordine costituito, che improvvisamente e furtivamente sminuiscono o disprezzano i valori, le abitudini e le opinioni del passato o senza fretta sostituiscono il nuovo al vecchio. Essi stessi si vantano dell'appellativo «barbari». Riassumendo, secondo Baricco i barbari starebbero distruggendo elementi sostanziali della nostra attuale cultura: la durata, l'autenticità, la profondità, la continuità, la ricerca del senso della vita e dell'arte, l'esigenza di assoluto, la verità, la grande forma epica, la logica consueta, ogni gerarchia d'importanza tra i fenomeni. In luogo di tutto questo trionfano la superficie, l'effimero, l'artificio, la spettacolarità, il successo quale unica misura del valore, l'uomo orizzontale che cerca l'esperienza in una girandola continuamente mutevole. Il vivere diventa un surfing, una navigazione veloce che salta da una cosa all'altra come da un tasto all'altro su Internet; l'esperienza è una traiettoria di
sensazioni in cui Pulp Fiction e Disneyland valgono quanto Moby Dick e non lasciano il tempo di leggere Moby Dick.

 

L'aspetto più interessante delle considerazioni di Baricco è che pur mettendo in evidenza e condividendo gli aspetti negativi delle trasformazioni che descrive a partire dal vino, dal calcio e dall’editoria, conclude enunciando una tesi secondo la quale non si tratta di scontro fra culture, ma di una mutazione genetica da una cultura vecchia ad una nuova, che dobbiamo essere disposti ad accogliere. Cultura e barbarie non sono contrapposte, ma complementari. «Detto in termini elementari , credo che si tratti di essere capaci di decidere cosa, del mondo vecchio, vogliamo portare fino al mondo nuovo. Cosa vogliamo si mantenga intatto [...] I legami che non vogliamo spezzare, le radici che non vogliamo perdere, le parole che vorremmo ancora sempre pronunciare, e le idee che non vogliamo smettere di pensare. [...] È un gesto difficile perché non significa, mai, metterlo in salvo dalla mutazione, ma, sempre, nella mutazione».

5. Il tema punto di partenza delle varie attività

Sia si proponga una lettura, sia si rappresenti un'opera teatrale o si tenga un discorso, qualsiasi contributo dovrà avere delle affinità con il tema sopraindicato: Tempi barbari.

 

Quale sia il punto di vista dell'opera, è irrilevante: riferimenti al presente o al passato, una prospettiva più moralistica o estetica, una conferma o un rifiuto della tesi, una scelta più politica o artistica, un approccio sociale, i partecipanti sono liberi di scegliere.

 

Spunti di riflessione: Arte barbarica, tempi barbari, cultura in pericolo, ecco i temi del concorso. I barbari sono tra noi? Come si manifestano? Cosa c’é di barbaro/barbarico nella nostra societá, nella nostra cultura, nella nostra arte? Abbiamo qualcosa da perdere o al contrario da guadagnare? Vogliamo essere dei barbari della cultura? C’è del vero nell’ affermazione di Erik van Lieshoutin Zomeravond: «L’arte è un batterio, un virus, una cosa sporca ed infettiva?» Il bello/la bellezza, il profondo/la profonditá, il lento/la lentezza fuori moda e devono farsi da parte per il brutto/la bruttezza, il superficiale/la superficialitá, il veloce/la velocitá? Il nostro futuro è la fiera/l’ottovolante/la giostra delle sensazioni?

E se inseriamo questo tema nel contesto della politica: i nostri amministratori, con i loro provvedimenti di risparmio rappresentano una minaccia per la cultura o al contrario offrono le condizioni per fare piazza pulita (ripulirla da privilegi e leziositá)? Cultura come accessorio/parte dell'Economia? Tempi di Chi ha paura dell'Arte?

 

Per chiarire il punto di vista di Baricco, rimandiamo alla chiusa del suo libro I Barbari: «Non c'è mutazione che non sia governabile. Abbandonare il paradigma dello scontro di civiltà ed accettare l'idea di una mutazione in atto non significa che si debba prendere quel che accade così come è, senza lasciarci l'orma del nostro passo. Quel che diventeremo continua ad essere figlio di ciò che vorremmo diventare. Tanto inutile e grottesco è il restare impettito di tante muraglie avvitate su un confine che non esiste, tanto utile sarebbe piuttosto un intelligente navigare nella corrente, capace ancora di rotta, e di sapienza marinara. Non è il caso di andare giù come sacchi di patate. Navigare
sarebbe il compito. Detto in termini elementari, credo si tratti di decidere cosa, del mondo vecchio, vogliamo portare fino al mondo nuovo. Cosa vogliamo che si mantenga intatto [...] I legami che non vogliamo spezzare,le radici che non vogliamo perdere, le parole che vorremmo ancora sempre pronunciare, e le idee che non vogliamo smettere di pensare. [...] È un gesto difficile perché non significa, mai, metterlo in salvo dalla mutazione, ma, sempre, nella mutazione». (Baricco, I barbari)

‹ terug
Actueel
Biografie Luigi Pirandello
Geboren in Agrigento (Sicilië). Schrijver van enkele bundels gedichten, meer dan 200 verhalen, 44 toneelstukken en een aantal essays. In 1934 werd hem de Nobelprijs voor de literatuur toegekend voor met name zijn toneelwerk. Absurdistische stukken als Zes personages op zoek naar een auteur en Hendrik IV, maar ook meer realistische, tragikomische stukken als Limoenen van Sicilië worden heden ten dage nog overal ter wereld gespeeld. Talloos zijn de films die tussen 1918 en heden van en naar zijn werk gemaakt zijn. Een klassieker is nu reeds de film Kaos van de gebroeders Taviani uit 1984. Kaos is ook de plek waar hij werd geboren en waar zijn stoffelijke resten in een urn bewaard worden.